Il governo italiano ha approvato due decreti per attuare l'AI Act europeo. Divieto di decisioni automatizzate su assunzioni e licenziamenti, nuove regole sul riconoscimento facciale: ecco come cambierà la vita quotidiana.

L'Italia regola l'intelligenza artificiale: cosa cambia nel lavoro, a scuola e nella sicurezza

Un responsabile delle risorse umane riceve una notifica dal sistema aziendale: l'algoritmo ha identificato tre candidati per una posizione, ha valutato i dipendenti in base a metriche di produttività, ha persino suggerito chi licenziare durante una ristrutturazione. Fino a oggi, in Italia, tutto questo era legale. Da ora in poi, no. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera preliminare a due decreti legislativi che attuano l'AI Act europeo nel nostro paese, tracciando un confine netto: nessuna decisione che tocchi il rapporto di lavoro potrà essere presa esclusivamente da una macchina.

Chi

Il provvedimento arriva dal governo italiano, con il coordinamento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, e il sostegno della ministra del Lavoro Marina Calderone. L'Italia si propone di diventare, secondo Mantovano, "la prima nazione che si dota di una disciplina normativa nazionale organica in materia di intelligenza artificiale", anticipando così l'implementazione completa dell'AI Act europeo.

Cosa è successo

Il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare (non ancora in forma ufficiale) due decreti legislativi attuativi della legge n. 132/2025 sull'intelligenza artificiale. I testi non sono ancora consultabili pubblicamente e dovranno passare per le commissioni parlamentari, la Conferenza delle Regioni e le autorità di garanzia prima dell'approvazione definitiva, ma i contenuti iniziano a delinearsi con chiarezza.

Nel primo decreto, dedicato al lavoro:

Il provvedimento introduce un divieto esplicito e trasversale: nessuna decisione che incida sul rapporto di lavoro—assunzioni, sanzioni disciplinari, licenziamenti—potrà essere adottata esclusivamente da un sistema automatizzato. Ogni decisione di questa portata dovrà sempre coinvolgere una persona fisica con potere decisionale reale. Qualsiasi licenziamento adottato in violazione di questa regola sarà dichiarato nullo.

La ministra Calderone ha precisato che la norma non blocca l'uso dell'AI nei processi aziendali, ma "ne definisce il perimetro costituzionalmente compatibile". In altre parole: gli algoritmi possono aiutare a scremare i curriculum, a identificare anomalie nei dati di performance, a suggerire azioni. Ma la decisione finale rimane umana.

Nel secondo decreto, su riconoscimento facciale e sicurezza:

Il provvedimento affronta l'uso delle tecnologie di identificazione biometrica da parte delle forze di polizia e degli enti di sicurezza. Qui il quadro è ancora in fase di definizione, ma l'intenzione è quella di stabilire quando e come le autorità possono usare il riconoscimento facciale, con quali garanzie per i cittadini e con quali limiti.

Altri ambiti toccati dai decreti riguardano la scuola e la formazione, dove l'AI dovrà rispettare vincoli specifici sulla privacy e sul monitoraggio degli studenti.

Perché è importante

Questi decreti segnano un cambio di paradigma nella regolamentazione italiana dell'intelligenza artificiale. Fino a oggi, l'Italia non aveva una disciplina organica: le aziende operavano in una zona grigia, dove l'uso di algoritmi per decisioni critiche era tecnicamente possibile ma eticamente discutibile. L'AI Act europeo, entrato in vigore nel 2024, ha stabilito principi generali, ma spettava ai singoli stati membri tradurli in norme nazionali concrete.

L'impatto più immediato riguarda il mercato del lavoro italiano. Migliaia di aziende utilizzano già sistemi di automazione per screening dei candidati, valutazione della performance e gestione del personale. Con questi decreti, il ricorso all'AI rimane legale, ma con una responsabilità umana inscritta nella legge. Per le imprese significa adeguare i processi; per i lavoratori significa una protezione formale contro decisioni arbitrarie o opache.

C'è però una questione interpretativa aperta: come stabilire quando una decisione è stata presa "esclusivamente" da un algoritmo? Se un responsabile HR legge un output del sistema e lo approva, la decisione è ancora "esclusivamente" automatizzata? Il rischio è che il confine tra automazione pura e automazione con rubber-stamp umano diventi sfumato nella pratica.

Sul fronte della sicurezza e del riconoscimento facciale, l'Italia si allinea a una tendenza europea di maggiore cautela. Paesi come la Francia e la Germania hanno già limitato l'uso di queste tecnologie da parte della polizia, proprio per i rischi di discriminazione e sorveglianza di massa. I decreti italiani sembrano andare in questa direzione, anche se i dettagli rimangono da chiarire.

Cosa aspettarsi

Nei prossimi mesi, i decreti seguiranno l'iter parlamentare. Le commissioni competenti (Lavoro, Affari Costituzionali, Sicurezza) esamineranno i testi e potranno proporre modifiche. La Conferenza delle Regioni avrà voce in capitolo, soprattutto su questioni che toccano competenze locali. Le autorità di garanzia—Garante della Privacy, Autorità Garante della Concorrenza—daranno pareri vincolanti.

Indicatori da osservare:

  • Data di approvazione definitiva: quando i decreti entreranno in vigore? L'estate è il periodo tradizionalmente più lento per i lavori parlamentari.
  • Reazioni dei sindacati: le organizzazioni dei lavoratori chiederanno probabilmente tutele ancora più forti, soprattutto sulla trasparenza degli algoritmi.
  • Posizione delle imprese: le associazioni datoriali potranno contestare vincoli che ritengono troppo rigidi o costosi da implementare.
  • Chiarimenti sulla responsabilità: il governo dovrà fornire linee guida su cosa significhi "esclusivamente automatizzato" e come provare la violazione.
  • Mosse di altri stati europei: altri paesi stanno elaborando decreti simili. L'Italia avrà l'occasione di coordinare un approccio comune o di differenziarsi?

Una questione tecnica rimane aperta: come sarà verificato il rispetto di queste norme? Chi controllerà che le aziende non usino algoritmi in modo nascosto? L'Italia avrà bisogno di risorse per ispezionare, sanzionare e fare compliance, altrimenti i decreti resteranno sulla carta.

📰 Fonti

  1. Wired ItaliaL'Italia inizia a fare sul serio e approva i decreti sulla AI, ecco cosa cambia per lavoratori, scuola e sicurezza
  2. wired.itL'Italia inizia a fare sul serio e approva i decreti sulla AI, ecco cosa cambia per lavoratori, scuola e sicurezza | Wired Italia
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